calapiccola. appunti
all'Argentario si mormorava che lo scirocco pulisse il cielo. Noi versiliesi d'elezione, quando ce lo dicevano, non ci credevamo, ed in effetti l'alba ci ha dato ragione.
Ho visto una stella cadente che sembrava un bengala.
La purezza non l'ho ritrovata, soprattutto non ho più ritrovato la tranquillità, ma qualche ramoscello poetico sì...
Uno a uno: l'acqua è incantevole, da dormirci dentro, ma per converso il promontorio di destra che rinserra la baia è assai convesso, e quindi ruba al sole un discreto minutaggio.
Questo è un male. Seguivamo l'andamento del carro di Febo spostandoci verso est ed arrampicandoci sugli scogli alla ricerca dei raggi.
vabbé due a uno per loro, quello è un "mare" propriamente detto...
dal fronte - punti cardinali
Questo pomeriggio alcune sacche di resistenza spontaneamente formatesi (balneari di tutto il mondo unitevi) hanno posticipato (tra sciami di bestemmie) l'inizio del repulisti della spiaggia.
Magno cum gaudio, mi sono goduto il tramonto in riva al mare ed ho constatato che il dieci di agosto - quindi il nove negli anni non bisesti - il sole si adagia simmetrico dietro al centro del crinale di Montemarcello, in prossimità di un piccolo avallamento simile ad un compasso rovesciato. Ho il sentore che domani la coincidenza sia al massimo della sua precisione.
Sembrava il video believe di Lenny Kravitz.
Ed allora insieme al bagnino sociologo (hai ragione, precario), che non perde occasione per consigliarmi di piantar lì il terziario e seguirlo a lavorare i campi, abbiamo ripercorso i must del mese di agosto, che vi partecipo.
Il ventiquattro agosto il sole, nascendo dalle Apuane, illumina il pertugio del Monte Forato
Il ventisette/ventotto, invece, tramonta nel breve tratto di mare tra Isola Palmaria ed Isola del Tino
Tutti gli altri giorni è comunque consentito cantare Nous sommes du soleil...
uomo=kspazio
se questa formula è valida io sono ridotto ai minimi termini.
Tuttavia questo agosto incancrenito di gente che fa di tutto per risultare molesta mi sta quasi (notare il corsivo) facendo odiare il mio habitat preferito.
Anche il mio ombrellone è denso di gente come un metroquadro di Hong Kong.
Anche ciò che è intimamente mio diviene a rischio di esproprio.
Come mi salvo? (E come salvo la metafisica del mare?) Solo grazie ad una pagaia, ed una tavola da surf munita di corda da agganciare alla boa.
Duecento metri di separazione dal fracasso, la vista "integrale" delle apuane, il sole che si adagia quasi fisicamente sulla pelle.
Torno a riva solo col diradarsi delle persone, intente al belletto serale, per qualche pagina di Pasternak. Finché i bagnini non mi sfilano gentilmente la sdraio da sotto il culo (vedi avviso postato sotto).
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