Die Sonnenbarke. Con mia grande sorpresa, a bordo della fragile imbarcazione egizia che come ogni giorno solcava il Tirreno per sparire dietro Portovenere non c'era il consueto e petulante Horus, ma una giovane studentessa fuori sede che si interrogava sugli indirizzi psicoterapeutici prevalenti. Come se avesse intercettato mentalmente il fatto che io stessi rimuginando sugli episodi chiave della mia vita - giunse a riva. Posai il giallo dantesco e prendemmo a conversare piacevolmente. Non ebbi però il tempo di spiegarle per intero quali potessero essere le mie opinabili teorie, perché fui avvertito telefonicamente dello scoccare del pranzo di lavoro. La salutai e lei riprese la navigazione, avrebbe dovuto girare attorno allo stivale e risalire il Chienti o addirittura l'Adige, ma la pazienza non le mancava.
Provo a gettarle una voce da lontano, ora che sono di nuovo sulla spiaggia - ben pasciuto e naturalmente senza un soldo in più di quanti ne avessi prima di conoscere mezza Toscana imprenditoriale.
Una parte di chi si offre di ascoltarci ci dice che siamo così perché a quattro anni ci hanno pestato un piede. Ma quando lo abbiamo saputo, che cambia? Altri invece ci mettono davanti alla nostra inadeguatezza e ci propongono di agire con parole dure, di quarzo. Ma spesso è come imporre ad un monco di tenere il volante con due mani. Io ho maturato - senza peraltro riuscire sempre ad attuarla - la convinzione che l'ideale sia la via di mezzo: misurare il proprio campo di forza ed estenderlo a tutti i settori della vita, quasi fosse un drappo scenico. Quando bisogna accettarsi? Quando invece cercare il cambiamento, in qualche modo omologarsi? Il discrimine mi sembra sia il talento e la inclinazione di ciascuno. Se a te piace remare, trasforma senza mezzi termini la tua giornata in un'immensa e leggiadra Sonnenbarke...
funerale vichingo. porto il tuo sito nella colonna a destra del mio blog principale. Lo clicco ogni giorno.
Porto il tuo guscio al mare per consegnarlo alle onde e dar fuoco alla legna del ricordo, mentre già prendi il largo.
Riassumo in pochi soffi di pensiero quello che mi hai insegnato e che dopo molti battibecchi sto faticosamente comprendendo.
Mi hai insegnato che la depressione si combatte con la disciplina; che il modo migliore per assistere ad un concerto e trarvi qualcosa di profondo è andarci in perfetta solitudine; mi hai moralmente imposto di lavorare sempre sulla qualità dei contenuti, a costo di restare criptico e povero. Tutto amaramente giusto, e ti ringrazierò sempre.
Poi ci sono le cose che non capirò mai, vale a dire perché la vita deve essere un continuo gioco al ribasso, perché un'amicizia è uno sforzo che non ti puoi permettere - perché questo costante sforzo di svilirmi rispetto agli altrui contenuti occasionali. Non le comprenderò mai perché non hai dato alcuna spiegazione, hai secretato gli incartamenti. Ed in tutto il tuo dolore pregresso, di fatto ti senti superiore a me.
Però sei tu il morto che galleggia in cerca di un improbabile Walhalla. Io posso solo pregare il mare che sia benevolo. Così che quando scoprirai che la forza di vivere e imparare le persone è forte anche in te, tu non sia a troppe bracciate dalla riva.
Come dice Laura Riding, bisogna comprendere ciò che non possiamo essere. Noi probabilmente non saremo mai amici, dubito anche solo conoscenti di penna. Il problema che tu e la Riding non prendete in esame sono le cause del non essere, il cui arbitrio è un'offesa.
La barca acquista lucentezza incendiandosi, il faro perenne e mutevole delle tue scritture.
davanti al mare, giovedì scorso. leggendo le prime pagine dei Delitti del mosaico di Giulio Leoni. La spiaggia di Forte dei Marmi battuta da un caldo scirocco; le nubi a soccorso, a sterile impedimento dell'orda di vacanzieri che già spingeva avanti i suoi reparti.
Io sono tornato con la mente là dove mi hanno, o mi sono, spezzato. E' sorprendente quanto uno possa tornare indietro con la meditazione. Alle scuole medie, ai confronti con gli amici.
Ogni propaggine del ricordo è una scheggia del corpo. Ed ogni strato di adipe, ogni mancato sviluppo del corpo è stato una ferita della mente. Queste cose mi erano maledettamente chiare come se si trattasse di una esistenza altrui e già conchiusa. Il lieve sorriso della scoperta leniva appena la sua essenza di stagione morta.
Poi mi sono riconsegnato alla colazione d'affari; a Firenze; al dover essere.