these are the days, my friends, and these are the days are the days my friends. ho vissuto una felicità durante la settimana che sta morendo. Mi sono trovato di fronte ai tramonti più belli dell'anno, finalmente con tranquillità e consapevolezza, con egoismo ed insensibilità verso gli elementi di disturbo. Non ho desiderato dividerli con nessuno, se non via sms. In particolare ricordo di un mare calmissimo, ghiaccio e limpido sul far della sera, dopo uno scroscio. Da percorrere un'ora intera in crawl, guardando sul fondale medusette granchi e raganelle, e poi sballarsi i quadricipiti tornando di corsa sulla sabbia. L'aria fredda dal nord ha ripulito le montagne da ogni incrostazione nuvolosa, le loro venature di quarzo rispondevano come demiurghi al richiamo della luce rossastra.
Ho spossato il fisico col nuoto e la corsa, ho spossato lo stomaco con delizie locali e vino, gustati e strappati a forza a bagnini e proprietari, tra benevolenti bestemmie, sulla riva. Mi sono saziato di estrema gratitudine verso il Dio che non elimina i dolori, ma che li e ci addormenta in questo stato di torpore che è il fascino della natura.
Mentre il sole tramontava dietro il ripetitore di Monte Marcello, volgevano le ventuno e tutti voi eravate a casa, ignari, forse solo un poco sospettosi per la grande luce. Chi col suo nuovo grande amore declamato ad arte per far male, chi con le sue incombenze che hanno rimpiazzato la vita, chi semplicemente sbattuto su altri lidi.
Mi sentivo come l'assolo di chitarra nella canzone believe di Lenny Kravitz.