Talassomania

tendenza esclusiva , inclinazione intensa e quasi (anzi, senza quasi) morbosa verso il mare. dal greco thalassa (mare) e mainomai (sono folle). non si conoscono rimedi se non la paziente comprensione delle persone "sane" (???).
sabato, 23 luglio 2005

Die Büchse der Pandora. Lungo tutta questa giornata ho dovuto confrontarmi col passato. Succede ogni qualvolta mi ritrovo a pensare che il passato per ciascuno è un trampolino di lancio, sotto alcuni aspetti. Il mio è un immenso vaso scoperchiato. Oltre ad avere il vuoto dentro, le superfici scottano. Hanno qualcosa di attraente: ma è l'insicurezza che le rende tali. Sto al mio interno replicando questo vuoto?
Durante una passeggiata in riva, ho ricevuto una frase da ricordare e prima che mi passi di mente la segno qui: certe situazioni, semplicemente, non ci lasciano psicologicamente indenni, in nessuna loro o nostra condizione.  Accusano, nel male o nel bene. Colpiscono e tagliano. Quando invece occorre prima di tutto, come scrivevo, perdonarsi - riempire il vaso vuol dire proprio questo. Prima di allora essere benevolenti vuole dire: ipocrisia, mancato distacco, masochismo, incapacità di affrontare le cose buone che bussano e che vengono viste quasi come un'orda di sicari...
Esempio. Nella brochure - altro dono della settimana scorsa - che il Maestro Villani usa per presentare e reclamizzare l'ensemble che dirige, I solisti fiorentini, compare anche il mio articolo dell'8 Maggio 2003. Sì, scrivo bene, e la lettura è piacevole. It's good to be there. Ma questo articolo mi accusa di almeno quattro imputazioni. Di due decisioni e del loro contrario, totale quattro.
Il mio passato mi appare oggi  come un terribile concatenarsi di quelle "certe situazioni".

postato da bobregular alle ore 20:05 | Permalink | categoria:

martedì, 19 luglio 2005

I tre amigos. Dopo che l'Ingegnere ci ha salutato ed ha inforcato la bici per tornare a casa, restiamo in tre. Siamo tre, siamo amici e ciascuno trascina la sua solitudine al tavolo della cena. Ciascuno col suo approccio, il suo passo, il suo rossore in volto, il suo modo di portare il cibo alla bocca. Io aspetto lungo il mare il tramonto, l'ultimo lembo del sole, l'ultima rubizza fioritura ad ovest. Loro, tenebrosi, empi, abitano il pergolato bevendo e chiacchierando. Poi si brinda o si cena con vini spesso orridamente mescolati, bombe al fegato ma inutile discuterne. A volte in silenzio, intenti solo a trangugiare, altre volte con una verve più sottile, in parte etilica. Ho capito perché lontano dalla riva la vita fa male, nonostante l'eterno riavvolgersi del buon proposito. Questa spiaggia è un pentagono, in cui il dolore e la velocità del senso comune rallentano e si diluiscono, in cui le filastrocche cedono dinanzi alla accettazione dei propri limiti. Forse l'ho capito soltanto io. Loro sono ancora nella dialettica delle testate contro il muro, ma qualcosa stanno imparando.
postato da bobregular alle ore 11:45 | Permalink | categoria:

Chi sono

Se sei Roberto, sei al mare. (Betty)

Un giorno non nUotato è un giorno perso. (Camus rivisitato)

Stamane avevo tante cose da fare, ma poi ho visto il sole, mi son detto "Me ne sbatte na pippa" e son venuto al mare.(Eugenio)

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