l'eresia del tramonto. Rincasare appena il sole si tuffa è come ascoltare tre soli movimenti di una sinfonia.
Resta il crepuscolo, che è tutto.
Il sole, dal suo riparo acquoso, dardeggia le nuvole più vicine all'orizzonte, che da bianche si colorano d'alabastro, poi di vermiglio. L'ultima metamorfosi cromatica nel cielo si specchia sul mare e le due divinità giocano a confondersi. Alle spalle, le cime hanno già gioito di un roseo sprazzo di nubi, come squarci sulla tela; ora riposano.
Ovunque è silenzio e tenue risacca, interrotta solo dalle barche che escono per la pesca notturna, recando solo una luce smeraldina di segnalazione.
Sono i crepuscoli di ottobre/novembre, non rappresentabili visivamente se non a parole - la fotocamera non li rende affatto, oppure va settata riempiendola di filtri.
Ci vuole un cielo screziato di nuvole. Una giornata tersa non dà la stessa tavolozza, dunque quest'autunno, colmo di giorni ad altissima pressione, sono stati finora solo un paio.
Stasera, uno di essi, osservato col fiato sospeso, in un freddo pungente.